Procrastinazione: cos'è e come uscirne

28 agosto 2019

Mettiti a sedere e incomincia una cosa che hai rimandato. [...] Scoprirai che non era il caso di rimandare tanto, giacché è assai probabile che, una volta smesso di procrastinarla, la cosa si riveli godibile. Il solo fatto di averla incominciata ti aiuterà a eliminare l'ansia che ti procurava quando era soltanto un progetto.
(Wayne Dyer, Le vostre zone erronee, 1976)

Cos’è la procrastinazione

Procrastinare significa rimandare volontariamente delle attività prioritarie, con una conseguente perdita di tempo utile per produrre qualcosa di valido e fruttuoso. Molto spesso si tratta di preferire a quei compiti attività che offrono una gratificazione minore ma più immediata, anziché investire le proprie energie su qualcosa di più faticoso e che darà i risultati a lungo termine. 
Per molti si tratta solo di rinvii occasionali, ma a volte può diventare una vera e propria condizione patologica che può bloccare la strada del successo; per questo motivo, quando temporeggiare diventa un’abitudine, occorre trovare delle soluzioni efficaci prima che si trasformi in un atteggiamento cronico e difficilmente risolvibile, portando quindi a una situazione di pericolo. Anche se in un primo momento ci si arrende per sentirsi (solo temporaneamente) meglio, gli effetti negativi della procrastinazione possono essere, in realtà, molti e non riguardano solo le ripercussioni in ambito lavorativo, ma anche la sfera personale ed emotiva: infatti, la tendenza a procrastinare genera una quantità considerevole di stress psicofisico che peggiora la qualità della vita e crea quello sgradevole senso di disorientamento e frustrazione che blocca la realizzazione dei propri obiettivi. la procrastinazione può essere considerata a tutti gli effetti una patologia clinica.
Ma non disperare: se il problema esiste, si analizza e si trova una soluzione per estirparlo alla radice. Adesso

Le cause: 10 motivi per procrastinare

I motivi che ci spingono a rimandare sono tanti e risiedono nella nostra psiche. I decennali studi psicologici sull’argomento hanno dimostrato che le ragioni della procrastinazione sono riconducibili a delle macrocategorie:

  1. Pigrizia e apatia: perché dover portare a termine adesso quello che si può fare in un secondo momento? L’indolenza è nemica dell’operosità.
  2. Noia e disinteresse: quando non si hanno gli stimoli e manca il giusto input è naturale rallentare la corsa. Meglio un’attività appagante oggi: il lavoro impegnativo si comincia domani.
  3. Piacere nel sentirsi in zona Cesarini: ridursi all’ultimo momento è stimolante per coloro che cercano scariche di adrenalina, dà quel brio di cui spesso si ha bisogno per portare a termine il proprio lavoro con maggiore alacrità. La vertigine di essere sospesi...
  4. Perfezionismo ed eccesso di pianificazione: l’ossessione per l’accuratezza e l’eccesso di zelo nel planning spesso sono tipici di quella fetta di procrastinatori che non si sentono mai abbastanza soddisfatti del lavoro che svolgono e quindi temporeggiano per cercare cavilli sempre più minuziosi da sistemare. La perfezione è un’utopia, sappiatelo
  5. Ansia: non permette di gestire i compiti con il giusto stato d’animo; lo stress si fa talmente pesante che si decide di rimandare il problema pur di non affrontarlo ed in casi estremi può portare ad attacchi di panico. L’ansia da prestazione delude le aspettative ancor prima di vederle realizzate.
  6. Paura del successo: il timore di arrivare all’obiettivo e non essere in grado di sopportarne il peso; mantenere gli stessi standard qualitativi sempre,aver paura dell’impegno e della responsabilità, spaventano già in partenza. Magari, invece, ti diverte e ti realizza.
  7. Paura dell’insuccesso: la paura di fallire e di deludere tanto se stessi quanto gli altri. Meglio un fallimento oggi che un rimorso domani.
  8. Senso di ribellione: atteggiamento inconscio che subentra per scardinare quel senso di oppressione generato dall’ansia di dover fare. Il pensiero è ribelle per definizione, ma la mente lo può controllare.
  9. Insicurezza: l’incapacità di prendere decisioni che nasce dalla mancanza di fiducia in se stessi, nel proprio intuito, nelle proprie capacità. Ricordati di osare sempre, si diceva, non di esitare.
  10. Incapacità a sapersi organizzare: se c’è chi procrastina perché ha problemi di organizzazione troppo strutturata, ci sono anche persone che posticipano il da farsi perché non sanno da dove cominciare nel vero senso della parola. Ma in ogni caos c’è uno cosmo da scoprire...

5 strategie per sconfiggere la procrastinazione 

Se soffri di sindrome da procrastinazione, non aver timore di superarla; una volta aver preso coscienza del problema è possibile curarsi per guarire: tornare a sentirti produttivo e appagato è possibile. La voglia di realizzazione vincerà contro i mostri della tua psiche. I rimedi ci sono. 

  1. Fissa gli obiettivi e scrivi le azioni e i progetti da portare a termine: quando non sai da dove cominciare, scrivi l’elenco dei compiti così da avere chiaro il quadro della situazione: una mappa concettuale è uno strumento utilissimo, ma anche una to do list più sintetica può aiutarti nell’impresa. David Allen nel suo libro Getting Things Done del 2001 (in italiano Detto, fatto!) ha formalizzato queste idee all’interno della sua metodologia; in tal senso esistono delle app molto ben strutturate che puoi usare, come, per esempio, Trello, Wunderlist o Remember the milk.
    Stabilisci le priorità e scegli se cominciare da ciò che è più facile, per stemperare la tensione, o se dedicarti subito a quello che ti sembra più ostico per risolvere i pensieri più pressanti e tirare un sospiro di sollievo. 
  2. Concentrati sulla fase iniziale: pensare e pianificare devono occupare una quantità di tempo limitato, perché ciò che conta è iniziare ad agire. Cerca di trovare la concentrazione come meglio credi (nell’assoluto silenzio, ascoltando la musica, al buio o a lume di candela...), riprendi in mano la tua vita, nutri la tua autostima e riponi fiducia nelle tue capacità: dopo aver cominciato, tutto ti sembrerà più disteso e quel senso di incapacità sarà solo un brutto ricordo.
  3. Punta alla deadline: se l’incipit rappresenta la fase dello sblocco psicologico, la scadenza deve essere la meta per ottenere appagamento e meritato benessere; prima porti a termine i compiti, prima starai meglio.
  4. Gestisci il tuo tempo: se hai problemi di concentrazione e di ottimizzazione del tempo puoi ricorrere alla scansione programmata giornaliera delle mansioni da svolgere; non dimenticare di inserire nella tua day schedule ciò che più ti piace e ti fa stare bene: una pausa ogni tanto è doverosa per permetterti di ricaricare le energie.
    Per la gestione del tuo tempo prova con la tecnica del pomodoro: munisciti di un timer e impostalo in maniera tale da ottenere a ripetizione 25 minuti di lavoro e 5 di pausa. Ti aiuterà a mantenere la concentrazione e a comprimere notevolmente i tempi; grazie a questi step cadenzati, inoltre, puoi riportare il brivido da ultimo minuto nel presente. Il tempo che hai a disposizione non è infinito, ma sembra dilatarsi a dismisura parallelamente alla difficoltà dei compiti da svolgere; come recita la Legge di Parkinson, “il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile; più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo”. Parafrasando è come dire “più tempo a disposizione si avrà, più se ne sprecherà”.
  5. Procrastinazione strutturata: teorizzata per la prima volta dal professore di filosofia John Perry dell’Università di Stanford, la procrastinazione strutturata consiste nel posticipare delle attività primarie in maniera produttiva, dedicandosi, cioè, al compimento di altre mansioni apparentemente secondarie, che pur devono essere fatte: liberano dal senso di colpa dell’inattività e ci fanno sentire occupati. Si tratta comunque di iniziare con attività minori e più semplici che spianano la strada a quelle più dispendiose in termini di tempo ed energia. 

Metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente.
(Seneca)

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